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Cannabis legale: ecco tutte le differenze con quella vietata dalla legge

Negli ultimi tempi si sente sempre più spesso parlare di cannabis light, ma molti non hanno compreso a fondo le differenze con quella ritenuta illegale. Con questo termine (alternativamente usato a quello di “canapa legale”), si fa riferimento allo specifico tipo di cannabis che presenta una percentuale del principio attivo più bassa dello 0,2%.

Sono diversi gli shop online che la vendono, tra cui anche SmartJoint24. Proviamo a capire quando la legge ritiene che la coltivazione di marijuana per uso personale o meno sia legale e quando, al contrario, si possa essere sanzionati, sia civilmente che penalmente.



I limiti e vincoli da rispettare

Al giorno d’oggi, infatti, si può comprare cannabis light anche dal tabaccaio.

Il limite della percentuale di sostanza psicoattiva è l’elemento fondamentale attorno a cui gira tutta la differenza con la marijuana illegale. Una delle principali caratteristiche della cannabis light, infatti, è quella di essere ottenuta a partire dalla Canapa Light Sativa. Nonostante qualche differenza nelle metodologie di coltivazione, questa versione light non causa alcun tipo di effetto psicotropo su chi la consuma. L’unica conseguenza, infatti, può essere un leggero senso di rilassamento. Ad ogni modo, anche se è perfettamente legale, per comprarla serve aver compiuto la maggiore età.

Differenze con la cannabis terapeutica

La cannabis light si differenzia rispetto alla cannabis terapeutica. Non è permesso coltivare quest’ultima in uno spazio personale. In Italia, la produzione della cannabis terapeutica è affidata in via esclusiva all’industria chimica farmaceutica militare di Firenze. La differenza più evidente è la concentrazione di THC. Nel caso della cannabis terapeutica, infatti, la percentuale di sostanza psicoattiva è compresa tra il 5% e l’8%.

La coltivazione della marijuana è legale?

Tutti coloro che potrebbero decidere di cominciare a coltivare una piantina di marijuana sul balcone di casa, devono essere ben informati per poter dimostrare di rientrare nelle norme statali.

Prima di tutto, piantare dei semi di cannabis light in casa non corrisponde ad un reato.

Non si rischia, insomma, nessun tipo di sanzione, a patto ovviamente di rispettare alcuni vincoli ben precisi.


La prima cosa da fare è quella di conservare l’etichetta dei semi che vengono piantati.

In questo modo si potrà dimostrare che la piantina acquistata fa parte di una tipologia di marijuana assolutamente legale. Anche lo scontrino dei semi di cannabis light va conservato, in maniera tale da verificare che siano stati comprati da un rivenditore che abbia adeguata autorizzazione.

C’è la possibilità di incorrere, infatti, in qualche controllo a campione effettuato dalla polizia giudiziaria. Tali verifiche andranno a focalizzarsi prettamente sulle piante con l’obiettivo di certificare la concentrazione di THC al loro interno.


Nel caso in cui tale percentuale dovesse salire al di sopra della soglia dello 0,6%, il rischio è quello di beccarsi una denuncia e pure la detenzione da un minimo di 2 fino ad un massimo di 6 anni.

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