DOVE SIAMO

Nocera Inferiore (SA)

84014

info@smartjoint24.it

ordini@smartjoint24.it

ORARI
24 ORE AL GIORNO
(Via chat)
HELP
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
CHIAMACI 
  • Grey Facebook Icon
  • Grey Instagram Icon
telegram.png
TELEGRAM
FACEBOOK
TWITTER
INSTAGRAM

© 2018 by SmartJoint24

- P.IVA 05701600651 -

il BLOG di SMARTJOINT24

Oltre lo spinello, l’Italia riscopre l’economia della canapa

Aggiornato il: 15 set 2018

Era una coltivazione diffusa prima del dopoguerra, poi è stata bollata dalle campagne proibizioniste. Ma può rilanciare dall’edilizia ai materiali

Sei mesi di fatica dura / per questa fioritura / me l’hanno sequestrata e ora sta in questura”, cantavano nel 2002 i Punkreas. Oggetto delle loro attenzioni e della canzone è una pianta di canapa, che viene confiscata dai carabinieri. A poco serve loro argomentare: “Potrebbe risanare questo mondo alla deriva / potrebbe soppiantare petrolio e derivati / la plastica e i farmaci a cui siamo abituati”. Quando ti hanno appiccicato l’etichetta della “droga dei fattoni”, è molto più faticoso spiegare che con quella stessa pianta puoi costruire un’intera economia.

In Italia, d’altronde, se l’erba ha meno dello 0,6% di Thc (delta-9-tetraidrocannabinolo), il principio attivo che dà effetti stupefacenti, è del tutto legale. Dalla stessa pianta si possono ricavare i fiori per dare relax e le fibre per farne vestiti, isolanti o bioplastiche. Nonostante la marijuana stupefacente abbia in media il 20% di Thc, è difficile svincolare la canapa dalla sua controparte stupefacente e rinfrescare la memoria.

A canapa in Italia erano coltivati ettari ed ettari prima della seconda guerra mondiale. Tanto che, come ricorda Beppe Croce, presidente di Federcanapa, “in Emilia ci sono ancora i decorticatori degli anni Quaranta”.

Nel dopoguerra in Italia si è scatenata una damnatio memoriae degna del peggiore criminale. E non per effetto di una campagna proibizionista. In verità, senza saperlo, la canapa si era messa di traverso al cotone e alle plastiche made in Usa, che gli alleati facevano sbarcare in Europa.


Come succede negli migliori western, non c’era spazio per tutti sul mercato. E in Italia la canapa ha avuto la peggio. In pochi anni la seconda produzione mondiale dopo l’Unione sovietica è svanita dalle campagne di Emilia e Campania, che erano le punte di diamante nazionali. Sono state sradicate le coltivazioni con cui l’erudito ferrarese Girolamo Baruffaldi apriva nel 1741 la sua raccolta di poemetti georgici, intitolata non a caso il Canapaio (il coltivatore di canapa): “E canterò la canape, e la vera / cultura d’un sì nobile virgulto, / che ne’ campi d’Italia, e piucchè altrove, / nel felsineo terreno, e nel vicino / Centese floridissimo recinto […] / s’alza e verdeggia, e selve forma ombrose”.


Un anno fa anche l’Italia si è dotata di una legge per promuovere la canapa industriale.

Ma mancano i finanziamenti alla ricerca”, puntualizza Croce. L’Italia ha sulla carta ottime varietà di canapa, ma “non abbiamo fatto miglioramento genetico e il Crea (il Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria, ndr) è l’unico autorizzato ma non riceve finanziamenti”, aggiunge il numero uno di Federcanapa. Significa che, senza semi aggiornati, “la canapa del 2018 rischia di non avere varietà italiane”, conclude, ma “da Francia ed Est Europa”. In sostanza, c’è l’automobile ma mancano i soldi per comprare la benzina.

In questa situazione il mercato è tutto concentrato sui fiori, complice il via libera della Camera alla legge sulla cannabis terapeutica.
Dà più reddito della fibra e del seme, ma i prezzi non sono attendibili. Chi vuole investire nella canapa a medio e lungo termine deve puntare agli usi industriali, come l’edilizia, i rivestimenti per le auto o le bioplastiche”, consiglia Croce.

A Ragusa Giovanni Milazzo e Antonio Caruso hanno avviato Mica srl, società che realizza materiali innovativi. Hanno brevettato un filamento a base di canapa per le stampanti 3D. “La canapa ha un ottimo compromesso tra elasticità e meccanica”, spiega Giovanni. La stampante 3D al suo fianco lavora assiduamente per sfornare piccoli gadget. Sul piatto prendono forma due foglioline a sette punte.

Certe tradizioni, d’altronde, non appassiscono.


Fonte: Wired.it

27 visualizzazioni
0